Giovedì 21 Ottobre 1999 LA TESTIMONIANZA Un muratore: «Altro che progresso tecnologico! Qui sembra di essere nel Terzo Mondo» Un’ora al binario, un’ora in meno di stipendio. Concetta Mastrone, impiegata, i ritardi delle Ferrovie li paga di tasca propria: «Vengo da Anagni e ogni giorno arrivo in ritardo al lavoro per colpa dei treni. Ma l’azienda per la quale lavoro ovviamente non ne tiene conto, così devo fare gli straordinari oppure rimetterci dei soldi». Non solo: «A volte mi hanno fatto capire che rischiavo di perdere il posto, e si capisce, perché i treni mi fanno arrivare anche con una, due ore di ritardo». E dire che Concetta ce la mette tutta, si alza alle cinque di mattina, ma non serve a niente: per percorrere quei maledetti settanta chilometri che separano Anagni dalla Capitale i treni ci mettono anche due ore mezzo. In bicicletta farebbe prima. «È sempre stato un disastro, ma da dieci giorni a questa parte, da quando è entrato in funzione il cervellone è diventato uno strazio», racconta Concetta mentre con il busto si sporge fuori dal finestrino del treno per Frosinone. Ha due ore di ritardo. In ogni vagone ci sono centinaia di persone, per starci tutti si spingono uno con l’altro; qualcuno addirittura decide di entrare dal finestrino. Intanto Bruno Chirra, muratore, sventola un foglio di giornale dal finestrino. È una pubblicità delle Ferrovie che reclamizza il nuovo cervellone elettronico: "A Termini viaggiare diventa automatico". «Sarà, ma qui piuttosto sembra di essere in una stazione del Terzo Mondo», commenta l’operaio. Arriverà a casa a mezzanotte. E alle quattro del mattino si deve rialzare per tornare a Roma. F. Sa.